SES - LA VOCE

 

Illustrazione del racconto Ses (La Voce) di Engin Akyürek: il protagonista assillato dalla voce di Cemal


Racconto di Engin Akyürek 

dal n. 50 di Kafasına Göre - maggio/giugno 2023 –

(Traduzione in italiano)

Può un personaggio ribellarsi al proprio autore? E cosa accade quando la voce nata dalla fantasia smette di appartenere alle pagine di un romanzo e inizia a reclamare il proprio posto nella realtà?

Con "Ses (La Voce)", Engin Akyürek conduce il lettore in una storia originale e coinvolgente, dove immaginazione e vita reale si intrecciano fino a confondersi. Attraverso uno scrittore che trova ispirazione camminando per le strade di Ankara, l'autore riflette sul processo creativo, sul peso delle storie e sul legame profondo che può nascere tra chi scrive e i personaggi che prendono forma dalla sua immaginazione.

Con il suo stile essenziale e ricco di simboli, Engin Akyürek racconta il lato più fragile e affascinante della scrittura, invitandoci a riflettere su una domanda universale: i personaggi appartengono davvero a chi li crea o continuano a vivere, in qualche modo, anche dopo l'ultima pagina?


Di seguito la traduzione italiana del racconto "Ses- La Voce" 

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Bastava che gli venisse in mente una nuova storia e subito si precipitava per le strade, camminando per ore finché non trovava la prima frase da scrivere. Per lui camminare non significava semplicemente passeggiare per le strade che attraversava ogni giorno… Mentre camminava, disseminava a poco a poco le frasi che gli affollavano la mente, come fossero briciole; le alleggeriva e, attraverso una sorta di pulizia mentale, trovava quelle che avrebbe poi scritto. Camminando, passo dopo passo, era diventato uno degli scrittori più stimati del Paese.

Ogni volta che ne aveva l'occasione, scriveva dei benefici del camminare e sosteneva che, non solo per chi scrive, ma per chiunque, camminare dovesse essere considerato un'abitudine fondamentale. Pur avendo superato i cinquant'anni, diceva di dimostrare meno della sua età proprio grazie alle lunghe passeggiate che faceva. Nei giorni feriali, verso l'ora di pranzo, era facile incontrarlo per le vie di Kızılay, ad Ankara. Non amava camminare lungo i percorsi dedicati, nei boschi o nei parchi… Il rumore delle strade, i volti frenetici della gente, le immagini riflesse nelle vetrine dei negozi alimentavano ciò che avrebbe scritto e, allo stesso tempo, gli calmavano la mente. Nel silenzio, invece, la sua mente si confondeva e, mentre percorreva i sentieri destinati alle passeggiate, le sue frasi svanivano.

Il senso di pace e di felicità che gli aveva lasciato la conclusione del suo ultimo romanzo lo spinse di nuovo per le strade. Gli bastava scrivere la prima frase per avere la sensazione di aver già terminato l'intero romanzo. Di rado rimaneva fedele alla storia che aveva immaginato: una volta iniziato il viaggio, finiva sempre per deviarne il corso e imboccare sentieri sconosciuti. Senza prefissarsi una meta, lasciava che fossero i suoi passi a guidarlo e, allo stesso modo, affidava anche ciò che scriveva all'imprevedibilità del cammino. Aveva comprato un simit in Konur Sokak e, mentre lo addentava camminando, un tono di voce sconosciuto eppure capace di smuovere qualcosa nella sua memoria lo fece fermare in mezzo alla strada.

Cercò di deglutire il boccone di simit che gli si era fermato in gola, ma non ci riuscì. Quella voce che gli era giunta all'orecchio sembrava avergli stretto la gola in un nodo. Mentre cercava di respirare, tese le mani verso il punto da cui proveniva quella voce, come se stesse chiedendo aiuto. Rimase lì, ansimando. Agitava braccia e mani come chi cerca disperatamente di uscire da una palude, aspettando che qualcuno lo soccorresse. Mentre attendeva che la persona da cui proveniva quella voce lo aiutasse, la mano rimasta sospesa nel vuoto restò immobile e quella stessa voce ripeté la domanda:

«Ciao... ti ricordi di me?»

Senza nemmeno riuscire a voltarsi verso chi aveva parlato, l'uomo si accasciò al suolo. La mano rimasta sollevata sembrava indicare il proprietario di quella voce, ormai nascosto tra la folla che si era radunata attorno a lui. Quando riaprì gli occhi in ospedale, chiese all'infermiera che vegliava su di lui se qualcuno fosse venuto a cercarlo. Sperava di trovare davanti a sé il proprietario di quella voce. Per un po' di tempo lo scrittore non riuscì più a uscire per le sue passeggiate, né a scrivere. L'ultimo romanzo che aveva pubblicato era stato accolto con entusiasmo ed era perfino entrato nella classifica dei libri più venduti.

In un piovoso giorno di Ankara, uscì di nuovo per le strade con l'intenzione di liberare la mente dalle frasi che vi si erano accumulate. Sul suo volto si leggeva ancora la soddisfazione per il successo del romanzo appena pubblicato, mentre il peso della storia che avrebbe scritto gravava già sul suo corpo. La pioggia scendeva sottile dal cielo sui marciapiedi di cemento e camminare tra le strade fangose diventava sempre più difficile. Camminava con le gambe divaricate, come le aste di un compasso, accelerando il passo per evitare che gli orli dei pantaloni, già infangati, si sporcassero ancora di più. Passava davanti alle vetrine dei negozi e si rimproverava di non aver portato con sé un ombrello. Mentre nella sua mente continuava a girare una sola parola — pioggia — convinto che dovesse essere la prima del suo nuovo romanzo, la stessa voce sembrò filtrare attraverso la pioggia.

«Ciao... si ricorda di me?»

Lo scrittore si voltò di scatto, cercando di sorprendere chi aveva parlato. La voce sembrava trovarsi a un soffio dalla sua nuca. Quando si girò, davanti a lui c'era soltanto la folla che scorreva sotto la pioggia. Pensò che il proprietario di quella voce si fosse ormai confuso tra la gente. Rimase immobile a cercare, tra tutti quei volti che gli passavano davanti, uno che gli fosse familiare. La serenità che fino a un momento prima gli illuminava il viso lasciò il posto a un'inquietudine sempre più evidente; la pioggia aveva preso a cadere più intensa e l'acqua, scivolandogli dalla nuca, gli penetrava fin dentro il corpo. Fu allora che la voce riprese a parlare, come un fischio che gli sfiorava la nuca.

«Non cercarmi tra la folla. Sono qui.»

«Dove?»

«Sono nella tua testa...»

«Non capisco... cosa significa "nella tua testa"?»

Lo scrittore cominciò a pensare di stare impazzendo.

Chi parlava percepì la sua paura.

«Non avere paura. Non c'è nulla da temere. Devi soltanto fare quello che ti dirò.»

Lo scrittore si lasciò cadere sul marciapiede bagnato e coperto di fango, cercando di capire il significato di quelle parole.

«Chi sei? O forse... sto impazzendo?»

«Parliamo dell'ultimo romanzo che hai scritto.»

Lo scrittore era rimasto accovacciato sul marciapiede, fradicio di pioggia.

«Il mio ultimo romanzo?»

«Io sono Cemal... il personaggio di quel romanzo.»

Lo scrittore pensò di essere impazzito, di stare diventando uno di quegli scrittori che finiscono per restare prigionieri delle proprie storie.

«Non sei ancora impazzito, non aver paura. Posso sentire tutto quello che ti passa per la testa. Ma se non farai quello che ti dico, potrei farti vivere qualcosa di peggiore della follia...»

Cemal era uno dei personaggi del suo ultimo romanzo.

Il romanzo si concludeva lasciando ai lettori il dubbio che fosse morto oppure no.

«Voglio vivere nel tuo nuovo romanzo!»

«Sto scrivendo un'altra storia. Nel mio nuovo romanzo non c'è posto per Cemal.»

«Come vuoi...»

Da quel giorno lo scrittore non riuscì più a prendere in mano carta e penna. Non scriveva più. Consultò psicologi e psicoterapeuti e decise di allontanarsi, per un po', sia dalle sue passeggiate sia dalla scrittura. Ma ogni volta che una nuova storia cominciava ad affacciarsi nella sua mente, quella voce tornava a farsi sentire:

«Devi lasciarmi vivere... Devi lasciarmi vivere...»

Lo scrittore smise non solo di camminare, ma perfino di mangiare e di bere. La sua salute peggiorò e iniziò a evitare qualsiasi contatto con gli altri. Non riuscendo più a uscire per le strade, non trovava più neppure nuove frasi; era diventato incapace perfino di costruirle. Cominciò a convincersi che forse avrebbe potuto liberarsi di quella voce soltanto scrivendo il seguito del suo vecchio romanzo. Dal momento stesso in cui quell'idea gli balenò in mente, la voce scomparve. Lo scrittore pensò di essere guarito e ricominciò a lasciarsi trasportare dalle strade di Ankara. Riprese a mangiare, a incontrare gli amici. Mentre l'editore e i lettori aspettavano un nuovo romanzo, lui annunciò che avrebbe scritto il seguito dell'ultimo. Senza esserne davvero convinto iniziò così un nuovo romanzo in cui Cemal non moriva. Le pagine si accumulavano, il tempo passava e della voce non c'era più traccia. Un giorno, proprio mentre stava cominciando a pensare a un'altra storia, quella voce, assente da tanto tempo, riapparve all'improvviso.

«Prima devi lasciar vivere me...»

«Quando il romanzo sarà pubblicato, mi lascerai finalmente in pace?»

«Mi basta sapere di essere vivo.»

Lo scrittore terminò il romanzo in appena cinque mesi, nel tentativo di liberarsi della voce che viveva nella sua testa. Di solito impiegava almeno due o tre anni per portare a termine un libro. La cosa sorprese sia i lettori sia la casa editrice, ma il fatto che avesse scritto il seguito di un romanzo tanto apprezzato rese tutti felici. La prima tiratura andò esaurita in pochissimo tempo e tutti volevano leggere il romanzo con grande curiosità. Mentre aspettava, immerso nel proprio silenzio, un'inquietudine sottile continuava a divorarlo. I primi commenti sul romanzo cominciarono ad arrivare quando la prima edizione fu esaurita. Su una cosa, però, tutti erano d'accordo: il libro aveva deluso profondamente le aspettative. Il timore che da tempo gli rodeva dentro si era avverato. Il romanzo non era piaciuto. Per uno scrittore di talento, in fondo, non era la fine del mondo: sarebbe bastato scrivere un buon romanzo per far dimenticare quella delusione e riconquistare lettori ed editore.

Per un po' lo scrittore rimase senza scrivere nulla. Voleva essere certo che quella voce fosse davvero scomparsa. Cominciò a diventare un uomo infelice. Tutto ciò in cui aveva creduto sembrava sospeso nel vuoto. Non aveva più voglia di camminare, né di mangiare, né provava entusiasmo all'idea di scrivere. Non aveva più nemmeno paura di sentire la voce di Cemal; trasformava tutto ciò che aveva un senso in qualcosa di privo di significato, alimentando così il proprio smarrimento esistenziale. Gli amici, da qualche tempo, non avevano più sue notizie. Ormai tutti parlavano di lui come di uno scrittore che non usciva più di casa e non riusciva più a scrivere. Fu uno dei suoi amici più cari a trovarlo privo di sensi nel suo appartamento. Se fosse arrivato anche solo qualche minuto più tardi, per lo scrittore non ci sarebbe stata alcuna possibilità di sopravvivere.

Lo scrittore cercava di riprendere conoscenza nel reparto di terapia intensiva. Da tre mesi era tenuto in vita dalle macchine. Socchiuse gli occhi e, dopo tre lunghi mesi, percepì di nuovo il proprio respiro. Nel suo sguardo si leggeva la stanchezza di chi cerca di capire dove si trovi. Con i denti spostò verso l'angolo della bocca il tubo che lo aiutava a respirare. Un lieve sorriso affiorò sul suo volto. Mentre quel sorriso gli scaldava il cuore, udì una voce.

«Non osare morire. Tu devi vivere.»

«Cemal... sei tu?»


Engin Akyürek

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Con "Ses", Engin Akyürek riflette sul misterioso legame che unisce ogni autore ai personaggi che crea, trasformando la scrittura in un dialogo continuo tra immaginazione, coscienza e responsabilità. Un racconto che invita a interrogarsi sul potere delle storie e sulla sottile linea che separa chi le racconta da chi continua a vivere tra le loro pagine. 



Se "Ses (La Voce)" ti è piaciuto, ti consigliamo di leggere anche "Tik Tak, Tik Tak...". Pur sviluppando trame molto diverse, i due racconti condividono alcuni dei temi più cari a Engin Akyürek: la voce interiore, il confine tra realtà e dimensione invisibile e il delicato equilibrio tra fragilità umana e speranza. 

Se ti appassionano i racconti di Engin Akyürek, continua a seguire Il Favoloso Mondo di Engin Akyürek: troverai nuove traduzioni, approfondimenti e contenuti dedicati alle sue opere.



Questo spazio nasce per custodire e tradurre in italiano interviste e testi di Engin Akyürek
Non per raccontare tutto, ma per scegliere ciò che merita di essere letto 💟

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